Dott.ssa Martina CarrubbaPsicologa Psicoterapeuta
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Riflessioni

Aver cura dei confini

Aver cura dei confini è un atto di amore silenzioso. Non fa rumore, non proclama vittorie, non alza mura visibili. Eppure è uno dei gesti più profondi che possiamo compiere verso noi stessi e verso il mondo. Il confine non nasce per dividere, ma per dare forma. Come il cerchio del tronco che custodisce il cuore dell’albero, come la riva che permette al fiume di essere fiume, come la pelle che non separa il corpo dal mondo ma lo rende possibile. Senza confine non c’è incontro, solo dispersione.

Spesso pensiamo al confine come a una ferita: qualcosa che taglia, che reprime, che dice “no”. Ma la natura non conosce confini violenti: conosce contenimento. Il bosco si espande, sì, ma lo fa rispettando ritmi, soglie, stagioni. Il seme non germoglia rompendo il suolo per distruggerlo, ma aprendolo con pazienza, occupando solo lo spazio che può abitare. Così è per l’essere umano. Un confine sano non è una chiusura, è un ritorno. È il gesto di rientrare nel proprio cerchio, di abitare il proprio corpo, il proprio tempo, la propria verità. È dire: qui ci sono io e dirlo senza colpa.

I confini interni sono quelli che ci permettono di distinguere ciò che sentiamo da ciò che assorbiamo, ciò che desideriamo da ciò che ci viene chiesto, ciò che siamo da ciò che temiamo di perdere. Senza di essi ci confondiamo, ci disperdiamo negli altri, diventiamo terreno senza radici. Con essi, invece, possiamo scegliere. E la scelta è sempre un atto sacro.

I confini esterni non servono a respingere il mondo, ma a offrirgli il giusto spazio. Solo chi sa dove finisce può davvero accogliere. Solo chi si contiene può contenere. Solo chi si protegge può proteggere. (...)

Luana Sanvidotto, Il Cerchio che Custodisce

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Immagine di copertina dello spunto "Aver cura dei confini"